sento urlare il mio nome in una piazza che trabocca di facce irregolari. all’una e ventisei della stessa notte, francesco mi manda un sms che pare una richiesta d’aiuto. qualche mese fa, nello stesso soul club che cinque anni prima frizzava le zanzare di una morte disonesta, parlavo con una persona del tempo in cui siamo stati insieme, lontani, a farci le telefonate in cui si arricchiscono le compagnie telefoniche di cui dicono i cantautori degli anni zero, abituati com’eravamo ad occupare letti singoli in case sovraffollate di coppie e gente con i valori. sviluppo insieme a te progetti tricotici, che poi sono gli unici che possiamo permetterci e non solo per ragioni di economia. domenica pomeriggio, guardo in podcast la cerimonia di laurea di jonas, che è a boston, scrivendogli !GO CELTICS! sulla chat di skype, pescando arachidi da un bicchiere della nutella, con lo stomaco che s’avvita quando penso che questo posto, oltre ad avermi garantito la sopravvivenza ai primi due anni di università a casa dei miei genitori, mi ha consegnato un paio di cose di valore, che ho perduto con destrezza o che comunque se ne sono andate (la velleità da globetrotter resiste, invece). in un sabato sera ad avellino, guardo una cosa vecchissima dei monty phyton, mentre traccio con cura percorsi che mi permettano di monitorare, nel mese d’agosto, le duecento pale eoliche installate in irpinia ( piano di fattibilità allegato in pdf. ai richiedenti via mail).

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